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packaging venditore silenzioso

  • 23 marzo 2017
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Il packaging è un venditore silenzioso, ma va preso sul serio!

Le aziende devono fare del Packaging un asset di importanza pari all’advertising. Nel mondo dei social e dell’eCommerce, infatti, l’abito fa quanto mai il prodotto. Ferrero, Coca-Cola, Nestlè e molti altri l’hanno capito da tempo ma tutte le medie imprese, con aziende importanti e numeri di tutto rispetto, ancora agiscono con logiche del “risparmio” del tutto… fuori logica.

Se da una parte il “venditore silenzioso”, come alcuni definiscono le confezioni, è capace di determinare l’acquisto da parte dei consumatori, quando mal fatto, può indurli verso altri prodotti. Grafiche poco in linea con il messaggio, la categoria di riferimento, informazioni poco chiare, posizionamento sbagliato e altro ancora, può portare a valutare il prodotto in vendita, al pari di materiale di scarto con un solo sguarda. Un solo sguardo.

Secondo un’indagine di Nielsen questo asset, il packaging, rappresenta il cosiddetto “cavallo nero” delle vendite, ovvero la segreta arma di persuasione nel momento più critico di un prodotto, la scelta su scaffale. Sempre dall’indagine risurlta chiaro come la maggior parte dei brand di livello nazionale, sottovalutino l’importanza strategica di un buon investimento in comunicazione, progettazione e identificazione della corretta forma di promozione del prodotto messo in commercio.

In un mondo che sta cambiando dove la pubblicità diventa sempre più Global e per questo presente su Social e altri mezzi virali di diffusione, degli acquisti online che crescono di valore anno dopo anno, l’immagine di una azienda e l’aspetto dei suoi prodotti, anche se si tratta di un marchio regionale, ha una strategica importanza per la corretta diffusione del proprio messaggio promozionale. Non basta quindi di investire in un progetto di comunicazione, di avere una bella idea, fare una bella foto e metterci “della grafica attorno” in quanto il vestito fa sempre più il prodotto e l’identità di brand.

Ricordate quindi, come sottolineano gli esperti di neuromarketing, la maggioranza delle decisioni viene presa a livello inconscio e la voce di quel “venditore silenzioso”, che punta tutto sul primo impatto, fa la differenza tra scaffale e carrello.

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