Customer Journey quale mezzo di Engagement

A parte il titolo un po’ da Clickbaiting, parliamoci chiaro! Non sono solito utilizzare paroloni, sopratutto in quest’era attuale dove tutti si riempiono la bocca di sigle altisonanti, spesso solo per far colpo.

Con il Customer Journey viene identificato il viaggio che il consumatore fa dalla scoperta/conoscenza della marca, fino al suo acquisto. Si divide in varie fasi e si affronta in vari modi. Con Engagement invece si definisce qualsiasi sistema, per attirare l’attenzione del cliente e orientarlo verso il prodotto pubblicizzato.

Siamo affollati dalla pubblicità.

Da persona che lavora e vive di questo dovrei essere contento, eppure, quello che molti tacciono, soprattutto ai piccoli clienti, è che proprio per questo affollamento, “vince” solo chi più spende. Come recita il titolo di un film, chi più spende più guadagna. Direi oggi: chi più spende più viene visto. Da qui tutti i sotterfugi attuali compresi youtuber, influencer e via dicendo.

La pubblicità vive un momento di crisi.

Dettata dall’affollamento e dallo svilimento di questa arte sempre più in mano a matrici di calcolo e meno alla creatività delle persone. Le aziende, nel correre dietro alla carota sventolata da chi strilla “web è meglio”, si dimenticano la cosa più importante: per vendere bisogna raggiungere il cuore della gente (o potenziali clienti se proprio si è cinici). Ma come si raggiunge questo cuore? Come si resta impressi nella mente (top of mind – tanto per fare sfoggio di un altro bel termine) del potenziale acquirente? Per farlo è principe la regola che insegnavano nelle botteghe di comunicazione 40 anni fa e che veniva applicata ancor prima nelle agenzie USA agli inizi del ‘900.

Stupire ed Emozionare per suscitare una risposta istintiva, affinché il prodotto si “fissi” nella mente (o meglio nel cuore) superando il “rumore” della massa.

A farlo è ancora la Barilla, oggi con il padre camionista che parla con la figlia, un tempo con il figlio all’estero del “dove c’è Barilla, c’è casa”. Ci prova la Mulino Bianco (ma a mio avviso non ci riesce più) e poche altre aziende. Tutte le altre, vecchie e nuove, puntano al web sperando che tutto possa nascere e vivere lì…

Pensate che sia possibile suscitare un sentimento con un post di facebook o instagram? E con una campagna di mail marketing? E la newsletter invece? … tutti strumenti utili per mantenere alta l’attenzione, informare e invogliare, ma può bastare?

In un’era così fredda come la nostra, dove tutto è in serie di uno e zero, codificati in byte e velocità di connessione, come si può fare la differenza? A mio avviso in modo cinestetico e propriocettivo (qui mi gioco il jolly). Ovvero dando sì la possibilità di vedere e sentire (sensi unici del digitale) il prodotto, ma anche la possibilità di “viverlo” attraverso il tocco e il rapportarsi in maniera fisica con esso. Nè è un esempio la foto dell’articolo dove un passante, oltre all’idea creativa di comunicazione, può approcciarsi in maniera fisica con il prodotto (o la sua finalità commerciale). Molte aziende hanno seguito e seguono questa strada all’estero. Pochissime qui in Italia e sopratutto, in pochissime occasioni (la Mini forse è quella che più di altre ha fatto operazioni di Ambient Marketing da noi).

Ecco quindi la mia visione di Customer Journey Engagement

La strada, quella attraversata dai milioni di studenti e lavoratori in auto, moto, autobus, metro, bicicletta, a piedi. Il percorso che si fa per andare a rifornire il frigo, per recarsi in palestra o qualsiasi altra attività personale “ripetitiva”. La strada come mezzo di comunicazione giornaliera con le persone, a prescindere del motivo per il quale la percorrono. Il vero viaggio, felici o no di farlo, che tutti noi affrontiamo quotidianamente su percorsi prestabiliti. E’ qui che rompendo la monotonia del percorso, possiamo entrare in contatto con le persone.

Non parlo della classica OOH (out of Home – ovvero per strada) che la comunicazione può mettere in campo (cartelloni e pensiline varie, taxi e pulman). Quelle è rumore di fondo, che spesso nemmeno viene più notato. Piuttosto qualcosa di inusuale e “dirompente” che può spezzare la routine del viaggi stesso. L’Ambient Marketing, ovvero il farsi trovare per strada dal consumatore in modo creativo, è uno di questi sistemi che possono rompere lo schema della routine innescando una reazione nelle persone che possono essere spinte a considerare d’inserire il prodotto, oggetto dalla campagna di promozione, nella loro prossima lista della spesa.

Ci sono molti modi di fare marketing alternativo: guerrilla, viral, ambient… e non è detto che debba per forza costare grosse cifre, più esorbitanti di essere presenti sui cartelloni di porti, aereoporti e stazioni, i circuiti delle pensiline dei pulman.

Bisogna avere il coraggio di osare, di essere differenti dalla massa e distinguersi per essere notati!

Il web e tutto il digitale, che molti ancora considerano il futuro, è oramai l’ordinario per essere “in pari” con la concorrenza: un buon sito, un buon seo, profili social fatti bene, gestiti meglio e sempre aggiornati, tutto lo scibile del digital/web marketing… Tutto quello che volete che è la punta dorata della piramide ma considerate anche questo: oggi il vero straordinario è il contatto con il pubblico.

Per vedere alcuni esempi di Marketing Virale, Ambientale o altre forme di comunicazione OOH, seguite la nostra pagina facebook. Se invece siete interessati a trovare nuovi (vecchi) modi di farvi notare/ricordare dai vostri potenziali clienti, allora contattateci.

2018-10-17T12:02:22+02:00Febbraio 12th, 2018|Categories: Business, News, Strategy|Tags: , , |