Vi affidereste a “dottori” non abilitati?

Chi darebbe mai credito a un consulente vestito da pagliaccio?

Io credo che ben pochi sarebbero disposti a mettere le sorti della propria azienda nelle mani di persone più simili a dei Clown eppure, ci sono molti incompetenti che si fingono dei professionisti, che fanno danni incredibili solo perché si sanno vendere. Un caso eclatante è quello dei falsi medici, tanto per fare un esempio differente. Se ne sentono in continuazione storie di dottori che non hanno i titoli e le abilitazioni necessarie a portare avanti tale professione. I NAS e la Finanza valuta che sono almeno 20.000 i falsi dottori di base, dentisti, dietologi e purtroppo anche chirurghi, che operano senza le dovute abilitazioni.

Quanti di voi si farebbero curare da un falso medico? Chi accetterebbe, sapendolo, di farsi mettere le mani in bocca da un NON dentista? Io credo davvero in pochi.

E se invece risparmiereste il 50% dei costi? Sapendolo che a proporvi un lavoro dentale o un’operazione chirurgica alla metà del prezzo è un medico non abilitato, vi fareste convincere? Credo che davvero poche persone siano disposte a mettere a rischio la propria sicurezza, a fronte SOLO del risparmio economico. La domanda allora che mi pongo è questa:

Perché mettete la saluta della vostra azienda nelle mani di “esperti” non abilitati?

Così come il vostro corpo anche la vostra azienda ha bisogno di essere seguita ed eventualmente curata, da personale abilitato e certificato. Ma questo avviene sempre più di rado. In molti preferiscono, infatti, i sedicenti “strilloni” che dai loro profili social paventano conoscenze e parlano di teorie (lette sempre in rete da qualcun altro). Peggio ancora quelli che s’inventano teorie astruse sulla base di chissà cosa, che poi vendono per rivoluzionarie.

Questo è “colpa” dell’uso sbagliato del web da parte di alcuni esperti di settore, che per dimostrare le loro competenze (come se a un dottore gli si chiedesse il video degli ultimi tre interventi o fosse tenuto ad avere un blog dove deve spiegare ogni singola fase del suo lavoro per dimostrare che è bravo), hanno cominciato a mettere in rete qualsiasi cosa riguardasse il marketing e la comunicazione. Ciò ha fatto sì che molti, desiderosi di inventarsi un mestiere che può essere incentrato sulle pubbliche relazioni più che sul “dover realmente lavorare”, si sono auto proclamati “esperti” di questo e quello. D’altronde è facile, visto che basta cercare la voce ROI in rete per sapere come si effettua il calcolo della redditività del capitale investito e farci su un video. E la comunicazione? Anche meglio! Lì si diventa maghi sensitivi, con un po’ di estro creativo abbinato alla teoria di questo o di quello (che si segue sui social) ed ecco fatta la “cultura” e le “solide basi” del mestiere.

Beninteso, è un male che dilaga in tutti i settori. Ma restiamo nei campi affini alla comunicazione e il marketing promozionale…

Abbiamo i coach di qualsiasi cosa che si leggono due libri di pnl e diventano esperti motivazionali senza conoscere nulla delle basi che stanno alle fondamenta della programmazione neuro linguistica. Ci sono le espertissime di moda che solo per il fatto di aver la disponibilità (economica e di tempo) di indossare un abito diverso al giorno e presenziare agli eventi glamour, si auto proclamano fashion blogger… in barba ai tanti e tante che fanno anni d’accademia di moda, sartoria, lavoro alla cucitrice, modelli.

Personaggi questi sopra citati, che le aziende ricoprono di soldi sulla base di like il cui valore è spropositato rispetto il semplice gesto di apporre sul post un pollice o un cuoricino.

Ci sono diversi studi che spiegano, ad esempio, come i dati della rete sono del tutto non veritieri e che i social sono una nuova bolla speculativa. Eppure, siccome una pletora di IN-esperti grida (dai social) “al guadagno!” e di rimando le aziende urlano “miracolo! spendiamo meno ottenendo di più!”, il meccanismo contorto di inesperienza e speranza porta molti a investire su dati vanesi come quelli dell’Auditel o del Ter (dati radiofonici). Per saperne di più sui reali dati del web, leggi il mio articolo.

Allora come riconoscere un vero professionista, serio e orientato ai risultati?

Forse la risposta più semplice a questa domanda è che i veri professionisti si fanno pagare (la vediamo dopo) ma la verità è che risolvere questo quesito è difficile.

Quello che posso dire, basandomi sulla mia esperienza personale e di altre persone che conosco e reputo seri professionisti, è che i veri esperti (di marketing e comunicazione come di altro) stanno lì a lavorare, piuttosto che fare video di promozione. Proprio come i veri dottori che fanno corsi di aggiornamento su nuove tecniche e nuove procedure mediche, si aggiornato. Scrivono quindi poco e forse parlano anche meno perché di tempo per farne, non ne hanno molto.

Quindi si può dire che un vero professionista è qualcuno che passa più tempo a fare, invece di spenderlo per promuovere quello che saprebbe fare per voi. Un ossimoro pensando alla comunicazione, ma calzante se lo si rapporta ai bravi barbieri che di certo non possono farsi i capelli da soli.

Tornando al discorso economico, i professionisti, quelli che hanno studiato per formarsi, che continuano a studiare per tenersi aggiornati e che nel frattempo hanno lavorato per anni nel mestiere di cui vivono (comunicatori, consulenti, dottori commercialisti, avvocati…), si fanno pagare il giusto e non svendono i loro anni di formazione, il continuo apprendistato e il “duro” lavoro sul campo.

Parlando di comunicazione, il settore che mi “compete” di cui meglio conosco le dinamiche, posso dire che un sito internet non può costare meno di 1.000 euro a prescindere di quanto sia semplice, un’immagine coordinata non può valere sotto i 2.000 euro e un naming societario per una nascente impresa, non può essere regalato o peggio, fatto in pochi giorni.

Chi propone prezzi molto bassi, non solo distrugge il mercato, ma fa del male alle “persone giuridiche” di cui dice di volersi prendere cura.

I titolari di azienda che sperano di ottenere il massimo pagando il minimo, ottengono invece un servizio mediocre (se gli va bene) che non crea molti danni. Diversi i casi di pubblicità ingannevoli, lesive della morale e dei diritti di taluni, che hanno fatto più male che bene alle imprese. Per non parlare dei tanti marchi che sto vedendo nascere negli ultimi tempi, che non resteranno di certo impressi nella mente della gente perché tutti uguali tra loro (in quanto figli del “rubacchiare” nei siti di loghi presenti in rete, dove tutti i marchi sono creati sulla base della moda del momento). Volantini pubblicitari confusionari che si lasciano gradevolmente dimenticare dopo il primo sguardo, cartelloni pubblicitari dove ci trovi scritta la Divina Commedia e investimenti totalmente sproporzionati tra comunicazione classica (media/stampa/radio) portata quasi a zero e OOH (Out Of Home) inesistente, il tutto a fronte di spendere il 20% di quello che si spendeva prima, destinandolo solo al web (web marketing, campagne a pagamento social e altro) nella “speranza” di ottenere il 2000% di ritorno.

Forse sì… ma di like, e che ci fate con i like?!

Quando avranno un valore (per quanto irreale) come i BitCoin forse con i like si potrà fare acquisti su Amazon, ma per ora e credo ancora per un bel po’, a vendere sono i contatti reali, le promozioni dirette nei punti vendita, la comunicazione onesta e chiara, fatta a casa del consumatore e declinata tra i diversi mezzi.

Quindi sì, il web per raggiungere i cellulari e i computer, ma anche i cartelloni per i guidatori, gli stendardi per i pedoni nelle strade chiuse al traffico, i volantini ben fatti nei negozi per promuovono i prodotti, azioni di viral marketing, engaging street marketing e/o interactive campaigns, spot radiofonici per gli amanti della radio e televisivi per quelli che preferiscono il divano (e molto altro ancora volendo). Il tutto ben dosato, calibrato sul potenziale acquirente, finemente distribuito nel corso dell’anno con la giusta pressione nei picchi di vendita, temporali e fisici.

Di nuovo, quanti di voi si farebbero mettere a posto un incisivo spezzato da un dentista che non è abilitato?

2018-10-12T17:06:45+01:00Marzo 2nd, 2018|Categories: Brand Identity, Business, News, SEO Tips, Strategy|